Disturbi Alimentari ... conoscerli per affrontarli

April 29, 2016

 

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Anoressia nervosa

 

L’anoressia nervosa è caratterizzata dal rifiuto di mangiare e di mantenere il peso corporeo nella norma, arrivando al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto per età, sesso e statura. Si ha un’intensa paura di diventare grassi anche se si è in realtà sottopeso, spesso negando la propria magrezza e lamentandosi di essere troppo grassi. La forma e il peso del corpo assumono un’influenza eccessiva sul proprio livello di autostima, condizionando tutta l’esistenza e il comportamento della persona.

Negli ultimi anni i disturbi del comportamento alimentare sono nettamente aumentati in particolare nel mondo occidentale, dove l’ideale di magrezza e di linea perfetta è sempre più diffuso (in zone del mondo dove c’è malnutrizione essere grassi è considerata una prova di salute e benessere sociali). Colpisce ogni strato sociale, con una forte prevalenza nel sesso femminile ed insorge generalmente nell’adolescenza.

 

Si  possono distinguere due forme di questo disturbo: l’anoressia restrittiva, in cui la perdita di peso è ottenuta attraverso una dieta ferrea, il digiuno e/o l’eccessiva attività fisica e quella con bulimia, quando alle condotte di restrizione dell’assunzione del cibo, si aggiungono episodi di abbuffate (caratterizzate da un’abnorme ingestione di cibo in un tempo ridotto e dalla sensazione di perdere il controllo durante l’episodio) alternate a condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso eccessivo di lassativi o diuretici).

 

Uno dei vissuti più angoscianti delle persone anoressiche, è legato ad una errata percezione del proprio corpo, vissuto come perennemente inadeguato. Talvolta si è critici in riferimento a tutto il corpo, altre volte pur ammettendo la propria magrezza si concentrano le critiche su alcune parti del corpo, di frequente pancia, glutei e cosce.

 

In alcuni casi può essere richiesta l’ospedalizzazione per la prima fase del trattamento dell’anoressia nervosa, per ristabilire il peso e monitorare lo stato medico.

La terapia cognitivo comportamentale ha come obiettivi iniziali la normalizzazione del peso e l’abbandono delle condotte di restrizione dell’assunzione del cibo, delle abbuffate e delle condotte di eliminazione. In seconda battuta occorre aumentare i livelli di autostima, ampliare la definizione di sé al di là dell’apparenza fisica, ridurre il perfezionismo e il pensiero tutto-nulla, migliorare i rapporti interpersonali e, nel caso di adolescenti, aiutare i familiari a gestire il problema dei figli, mettendo anche in evidenza quali atteggiamenti siano controproducenti e da evitare.

 

 

Bulimia nervosa

 

Si fa diagnosi di Bulimia quando sono presenti i seguenti comportamenti: abbuffate ricorrenti, ovvero consumo di grandi quantità di cibo indipendentemente dalla percezione di fame e con la sensazione di perdita di controllo (ad esempio: mangiare un pacco intero di merendine subito dopo un pranzo completo); condotte di compenso, finalizzate a neutralizzare gli effetti delle abbuffate, come il vomito autoindotto,  comportamento di compenso più frequentemente utilizzato, l’assunzione impropria di lassativi e diuretici oppure la pratica eccessiva di esercizio fisico. È presente inoltre una continua ed estrema preoccupazione per il peso e le forme corporee.

Le abbuffate sono vissute in genere con estrema vergogna e disagio; spesso sono associate a momenti di solitudine, di stress, di sensazione psicologica di vuoto o di noia, ed il cibo viene rapidamente ingerito in maniera scomposta, incoerente ed eccessiva.

I soggetti che soffrono di bulimia nervosa generalmente hanno un peso normale, cosa che rende il disturbo più difficile da identificare, rispetto ad esempio all’anoressia, facilmente individuabile per la significativa perdita di peso.

 

È un disturbo che usualmente insorge alla fine dell’adolescenza o all’inizio della giovinezza ed è molto più frequente nel sesso femminile. L’esordio si ha generalmente in un’età compresa tra i quindici e i venticinque anni, sono comunque descritte anche forme precoci, in età infantile, e tardive. Nei paesi occidentali la prevalenza è di circa un caso ogni cento giovani donne, anche se forse i dati di prevalenza e incidenza tendono a sottostimare la dimensione effettiva del fenomeno, dal momento che questa patologia tende a essere tenuta nascosta per vergogna e che le persone affette possono mascherare il disturbo per anni.

 

La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento di provata efficacia per la bulimia nervosa. Obiettivo principale del trattamento è, innanzitutto, quello di normalizzare il comportamento alimentare; i pazienti devono riacquistare accettabili attitudini nei riguardi del cibo e modificare la convinzione che il peso costituisca l’unico o il principale fattore in base al quale valutare il proprio valore personale. Il primo passo consiste in interventi cognitivi tesi a interrompere il circolo vizioso restrizione-abbuffata-vomito, attraverso procedure come colloqui informativi e motivazionali, concettualizzazione del disturbo e condivisione con il paziente; vengono usate anche tecniche di automonitoraggio come i diari alimentari o la registrazione delle emozioni e pensieri che accompagnano i sintomi. L’obiettivo è riabituare il paziente a un’alimentazione corretta, regolarizzando la frequenza dei pasti e utilizzando attività alternative alle abbuffate o alle condotte eliminatorie. In una seconda fase il trattamento mira a rendere stabile il nuovo comportamento alimentare e, soprattutto, a ridurre l’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee.

 

 

Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating)

 

Il comportamento caratteristico del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è costituito, come nella bulimia nervosa, dalla presenza di episodi ricorrenti di abbuffate.

Per la diagnosi è necessaria la presenza di abbuffate oggettive, almeno un episodio al giorno durante la settimana negli ultimi 3 mesi (DSM 5). L’età di insorgenza spesso è nell’età adulta, circa intorno ai 30 anni.

La Bulimia Nervosa ed il Binge Eating presentano caratteristiche comuni relativamente alla severità delle abbuffate ed alla preoccupazione per il peso, il cibo e le forme corporee. Tuttavia, a differenza dei soggetti bulimici, quelli con BED non manifestano elevati livelli di restrizione alimentare, non riuscendo a limitare il loro introito calorico.

A differenza dei bulimici che sono generalmente normopeso, molti pazienti con Disturbo da Alimentazione incontrollata sono in sovrappeso oppure obesi. Tuttavia, rispetto alle persone affette da obesità senza Binge Eating, essi hanno un’incapacità generale di regolare la propria alimentazione sia durante le abbuffate che al di fuori di esse.

 

Molti pazienti manifestano sentimenti di disperazione legati alla difficoltà di controllare l’assunzione di cibo, con pregressi numerosi tentativi di sottoporsi a dieta.

Coloro che soffrono di BED tendono a utilizzare il cibo per modulare una varietà di sensazioni ed emozioni negative e/o positive (Garner, 1985; Dalle Grave; 1999).

Alcuni soggetti riferiscono che il loro comportamento alimentare incontrollato viene scatenato da alterazioni disforiche dell’umore, come ansia e depressione. Altri non sono in grado di individuare precisi fattori scatenanti, ma riferiscono sentimenti aspecifici di tensione, che ricevono sollievo dal mangiare senza controllo. Altri ancora individuano la propria perdita di controllo, in ambito alimentare, come scatenata da qualsiasi tipo di emozione sia essa negativa che positiva.

 

Facendo riferimento alla terapia cognitivo comportamentale nella prima fase del trattamento, gli obiettivi consistono nella normalizzazione dell’alimentazione e nello sviluppo di uno stile di vita sano. Questo è ciò che deve essere ribadito ai pazienti che si presentano con una richiesta di riduzione del peso.

Un programma dimagrante va preso in considerazione soltanto dopo che essi hanno imparato a gestire le abbuffate ed il comportamento alimentare, poiché la sospensione delle abbuffate solo raramente comporta una contemporanea riduzione di peso.

La seconda fase del trattamento prevede un intervento di Ristrutturazione Cognitiva finalizzato all’identificazione ed alla modificazione delle distorsioni logiche e dei pensieri disfunzionali associati alla patologia ed al suo mantenimento. La fase della Prevenzione delle Ricadute conclude il trattamento.

 

 

 

 

 

 

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